Il mio incontro con Thiago … quel che mi resta del libro di Mimmo Oliva e Peppe Sorrentino

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Scegliere di leggere un libro nato a Nocera Superiore si fa in primis per trovarci qualcosa che non va. Che saranno mai stati in grado di fare due del “paese”, membri di un’associazione che di certo ha fini politici e che si sono messi in mente addirittura di aprire una casa editrice. Controvento. Come se non tutti sapessero che si può andare in una sola direzione. Anche perché a scriverlo sono Mimmo Oliva e Peppe Sorrentino, insomma, si sa. Già, si sa che abbiamo una comunità piena zeppa di problemi, pregiudizi e preconcetti pronti in soli 30 secondi di microonde, per chi li gradisce serviti caldi. Io ho scelto di acquistare “Mi chiamo Thiago” perché sono una romantica e ci ho visto un progetto. Inizio dalla copertina, perché come è noto è da questa che si giudica un libro. Ci sono due giovani artisti dell’Agro, Marianna Battipaglia e Peppe Volpicelli, che hanno prestato il loro talento per incorniciare in un video, nella copertina e nelle premesse di ciascun capitolo la loro visione di Thiago: un io ad un bivio, una donna violata nel corpo e nella libertà, la procreazione di una nuova idea e … altri. Perché poi avranno scelto di dare un nome simile a Thiago è forse la seconda cosa che mi sono chiesta e credo sia stato il la per iniziare a leggere per scoprirlo, appunto. Una delusione: nel libro non c’è scritto. Non esplicitamente, intendo. Thiago probabilmente è “colui che prende per il calcagno”, ossia il tallone, quel punto debole del famoso eroe della mitologia greca Achille. Un’altra idea me la sono fatta: Thiago è il nome che più si avvicina alla fusione di due pronomi personali. Te ed Ego. Tu ed Io. Si, mi piace: tu ed io siamo colui che prende per il punto debole qualcuno. Tu ed io? chi legge e chi scrive? I due che scrivono? E chi prendono per il calcagno? E come? E perché? Probabilmente tu ed io, tutti. In fondo, in una comunità, c’è sempre un io e c’è sempre un tu. In altri momenti del libro, in quel tu ed io ci ho visto i due autori affezionati alla pratica della staffetta, del passaggio di testimone, un’azione che nello sport come nella vita necessita di tre cose fondamentali: la fiducia, la tolleranza, la generosità. Confido in te per arrivare al traguardo. Ti scuso per non essere arrivato quel pochino prima che mi avrebbe permesso di farlo con meno sacrificio, mi sforzerò il doppio, lo farò per entrambi. Ed è così che fanno “il vecchio” e “il giovane”: affidano con fiducia all’altro pezzi di storia, riflessioni, confessioni. Con tolleranza, perché si scoprono, si raccontano e non si giudicano. Con generosità verso l’altro, verso il lettore. E quel punto di debolezza a cui accennavo? I miei quando penso che lasciare la mia terra sia la scelta più giusta da fare, o quando avere a che fare con la mediocrità mi fa dimenticare i miei sogni. Quelli del sistema, qualsiasi (lavorativo, politico, sociale) quando è tarlato da tutti i mali venuti fuori dal vaso di Pandora in fondo al quale, però, non dimentichiamo essere rimasta la speranza. Nelle storie di Thiago ci ho letto il racconto di tante vite che gli autori hanno incontrato, vissuto, conosciuto o sognato. Storie di sconfitte, soprusi, abusi, delusioni e illusioni. Raccontante da lontano, perché a certe cose non puoi dare un nome, un luogo, una data. Devi intuire: non cambia sapere chi ha fatto, bensì cosa ha fatto e come questa cosa che si ripete nel tempo, nonostante cambi il soggetto che la compie, ha rappresentato una metastasi per la nostra comunità. Come questa metastasi può essere fermata? Con una presa di coscienza, conoscenza, insomma: consapevolezza. Ed allora Thiago capisce, come dovremmo capire tu ed io, che sentirsi estranei ad un sistema che gioca a calpestare identità e diritti, non ci rende esclusi, emarginati. Essere fedeli a se stessi, ai propri ideali, non ci rende Don Chisciotte sconfitti e burlati. Essere quel tu ed io che affrontano le debolezze, proprie e del sistema, ci rende semplicemente liberi, una cosa che ha un prezzo tanto alto che ci sarà sempre qualcuno pronto a fare qualunque cosa pur di togliertela. Quindi, forse, e dico forse, sarebbe quasi il caso che imparassimo a fare qualunque cosa per difenderla, che sia la mia, che sia la tua. Anzi, forse, da oggi, facciamo sia(mo) Thiago.
Nicoletta Fasanino
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