“La curiosità nella lettura monta, pagina dopo pagina, e conduce, talvolta con frenesia, fluttuando in atmosfere di dolente e nostalgica riflessione, fino alla conclusione del racconto”

4

Mi chiamo Thiago:  una storia originale, già vista e mai letta.

Non è un memoriale,  ma un saggio romanzato di esperienze di dirigenza,  vissute in prima persona, lavorando per importanti organizzazioni di rappresentanza sociale.

Gli autori, Mimmo Oliva (ex CGIL) e Peppe Sorrentino (ex Federconsumatori),  hanno concepito l’opera miscelando con cura storie diverse ma omologhe, realizzando  a quattro mani un plot che ha un principio concreto e una fine logica, e che gioca sapientemente sulla metafora del viaggio a tappe.

Viaggio che si sviluppa in un itinerario collocato tra Messico e Terra del Fuoco, dove le vicende si caricano di stati emozionali, e non è un caso. L’immaginario collettivo, ma anche la storia sociale, individua  tra questi luoghi la stagnazione del diritto pubblico, il confine mai oltrepassato dalle legittime aspettative umane. Luoghi dove l’integrità morale è stata spesso mal considerata, e ritenuta  una sorta di ostacolo di pregiudizio verso il “diritto” individuale a raggiungere, velocemente,  posizioni di piccolo e grande potere. Nell’approdo finale in Nuova Caledonia libera, di contro, la consapevolezza dell’essere e non del divenire.

La traccia del romanzo è quella cara agli autori Latino-Americani e, in alcuni tratti, vicina alle saghe spazio-tempo di Marquez. Lo stile del racconto però viaggia su frequenze più intime in cui si riconoscono tutti gli elementi del disagio contemporaneo, che in molti viviamo quotidianamente.

Tra queste spuntano, senza incertezza, i tratti della profonda crisi in cui è precipitato il valore della rappresentanza: Chi rappresenta e cosa? Risposta complicata da dare, che sfugge tra ingarbugliate vicende e – priva com’è di intellegibile definizione –  forse  incagliata tra gli scogli di basiche logiche neofeudali di ritorno.

La trasposizione sull’itinerario scelto, e sul valore delle singole località, svela un parallelismo, che non è del tutto artificioso, e l’elemento liquido (l’acqua, il fiume, il mare, la pioggia) sottolinea in particolare  la spasmodica ricerca di limpidezza e pulizia, morale e gestionale, ma anche di libertà.

Il testo, sebbene quasi privo di dialoghi, ha un ritmo incalzante. La curiosità nella lettura monta,  pagina dopo pagina, e conduce, talvolta con frenesia, fluttuando in atmosfere di dolente e nostalgica riflessione, fino alla conclusione del racconto.

Solo in quel punto, abilmente, gli autori sveleranno chi è Thiago.

Francesco Paciello

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento