Mi chiamo Thiago è un’opera dura, una denuncia senza sconti dei mali che affliggono il nostro tempo, ma non un libro senza speranza.

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Mi chiamo Thiago. Breve storia di un viaggio senza fine di Mimmo Oliva e Peppe Sorrentino

“la libertà è prima di tutto la scelta di pagare un prezzo per tenere lo sguardo su ciò che, altrimenti, non potresti guardare” da Mi chiamo Thiago.

In provincia di Salerno, a Nocera Superiore, c’è una piccola casa editrice la Polis Sa edizioni, che ha pubblicato quale opera prima un libro difficile e importante. L’ha confezionato in un’edizione dal punto di vista grafico curata e pulita che invita alla lettura, riportando sulla copertina, in basso a sinistra, il nome della collana: Controvento. Abbracciando la metafora del viaggio che attraversa il libro e viaggiando tra le sue pagine, abbiamo sicuramente il vento contrario e scopriamo quantadeterminazione ci voglia per mantenere la rotta nel mondo reale cui abbiamo dato vita, ma anche quanto sia importante l’ostinazione che ci spinge avanti.

Mi chiamo Thiago è un testo che va letto con intelligenza e mente sveglia, con una lettura attiva, cui spesso non si è abituati, per indovinare e disegnare le connessioni e le porzioni di storia che volutamente sono lasciate al lettore. Perché chi apre le pagine di questo libro, non si limita a scorrerne con gli occhi i segni grafici, ma diventa anche attore della storia e, alla fine del percorso di lettura, spetta a lui scegliere se aderire al corso delle cose, lasciandosi trascinare là dove spinge ilvento, o piuttosto dar voce alle istanze più profonde della coscienza, non solo resistendo, ma ancheopponendosi attivamente, pronto a trovare in ogni sconfitta la forza di rinascere.

Mimmo Oliva e Peppe Sorrentino hanno creato un testo che è una non storia, ma mille storie, tutte riconducibili alla quotidiana lotta dell’uomo per sopravvivere, non solo quale identità biologica (cosa già di per sé non semplice in questi tempi), ma quale crocevia di cultura, aspettative e valori.  Anche per questo la narrazione è spezzata. Il frazionamento del racconto dà ragione della frammentazione del reale, delle molteplici sfaccettature del Sistema, quell’insieme di reti, di organismi, alla cui ombra si intessono i giochi economici volti allo sfruttamento del prossimo e dell’ambiente. Dai livelli più alti ai più bassi, l’obiettivo è l’asservimento delle coscienze tramite la paura per poterle meglio gestire.

La  corruzione, il ricatto tacito, la crisi economica, la distruzione dell’ambiente e della memoria del nostro passato, la sopraffazione, le chimere occupazionali destinate a coprire gli interessi di pochi,  trovano posto nei ricordi e nelle suggestioni che accompagnano un viaggio immaginarioche si muove in luoghi altri, luoghi di confine, in cui, proprio per questo, è possibile guardare con  maggiore chiarezza a ciò che ci si lascia alle spalle.

Opporsi al Sistema non è garanzia di successo, tutt’altro. Il Sistema conta sul servilismo ed iltimore dei più e sull’interesse dei molti che da esso dipendono. Il Sistema soverchia. Eppure, opporre la propria correttezza morale è l’unica strada per restare uomini. Il libro è politico nel più alto senso del termine perché è un’analisi spietata del mondo in cui viviamo e al tempo stesso uninvito a partecipare alla res publica con intenti vigili e rinnovatori.

Mi chiamo Thiago è un’opera dura, una denuncia senza sconti dei mali che affliggono il nostro tempo, ma non un libro senza speranza. La metafora del viaggio ha anche una funzione catartica, passare attraverso la rielaborazione e la presa di coscienza del reale, vuol dire avere gli strumenti per scegliere. Scegliere da che parte stare e chi vogliamo essere. Decidere di andare contro corrente significa porre già il primo tassello per costruire qualcosa di diverso e di alternativo al Sistema. Vuol dire scegliere di sentirsi liberi.

Per questo, alla fine del libro, anche il lettore è chiamato a una rinascita, a guardarsi intorno abbandonando ogni ingenuità, incontrando la propria coscienza e ricreando se stesso.

Un libro consigliato, da leggere con attenzione, soffermandosi anche sulle belle illustrazioni che aprono ogni capitolo.

Sabrina Martinelli 

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