“Mi chiamo Thiago” ha voluto rappresentare un percorso

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L’opera che mi accingo vagamente ad analizzare presenta delle problematiche che sono appartenute a tutte le epoche storiche ed hanno visto come protagonista principale l’uomo cosiddetto “comune” che ne è stato l’artefice in prima persona.

Tematiche sempre attuali che hanno caratterizzato soprattutto le ultime decadi. Dico le ultime poiché l’uomo avrebbe dovuto oggigiorno, aver raggiunto una più piena consapevolezza del proprio “ego”, come piena espressione di una dimensione che invece è stata sempre più occultata da quello che pur nell’apparenza doveva essere espressione di libertà. Al contrario ha creato con la lenta forgia del tempo l’opposto cioè “la tirannia”. Non sto qui a denucleare una carrellata di fatti o pensatori a sostegno di questa tesi, ma mi limiterò soltanto ad estrapolare concetti espressi da alcuni pensatori a sostegno di tale tesi: Hobbes, Orwell per citarne alcuni. Punti di riferimento importanti che permettono al lettore di confrontare ciò che la narrazione del libro propone senza prescindere da quello che pensatori precedenti avevano asserito.

Con l’espressione “homo homini lupus est” di Hobbes: non a caso l’uomo deve eleggere un altro uomo a capo della comunità (principe, re, imperatore), si rende conto che non ha fatto altro che eleggere come suo rappresentante quella sorte di “Leviatano” di Hobbesiana memoria. Chi è costui? Un mostro biblico pronto a divorare i più deboli.

Solo per citarne qualche altro, molto più vicino a noi contemporanei: Orwell, che ha voluto lasciare ai posteri una lucida ed attenta riflessione della condizione umana attraverso la favola. In “Animal Farm” infatti, si pone l’accento su come l’uomo possa con nobili intenti trasformarsi, in virtù della bramosia di potere, in tiranno. Da concetti pregnanti di filantropismo si passa a visioni occultate e trasformate in tirannia.

“Mi chiamo Thiago” ha voluto rappresentare un percorso: quello dell’umanità in modo molto vago, ma con note di carattere autobiografico ha inteso percorrere quel percorso immaginario, molte volte senza il raggiungimento della meta proposta di un giovane disilluso da ciò che rappresentano i mali dell’epoca moderna. Ideali e buoni propositi traditi; tutto deducibile anche dal forte simbolismo incalzante che il testo vuole divulgarci. Quelle “Cattedrali” sinonimo anche di speranza abbandonano il pellegrino senza dimora. Il “demiurgo” o “sacerdote” che vi dimora fa il buono e il cattivo tempo, rappresenta in un certo qual modo (lo stregone, lo sciamano, il capo carismatico) di una società che grazie ai suoi riti propiziatori è capace di creare l’ordine o il caos secondo il proprio volere.

Percorso che ci riporta indietro facendoci riflettere sul ruolo che ha Virgilio nel condurre Dante attraverso i tre regni dell’Oltretomba.

I luoghi geografici, i nomi fittizi e il linguaggio retorico fanno da sfondo nella trama della breve storia di un viaggio senza fine. Una sorta di labirinto, capace di indurre il lettore nella confusione e nella perplessità. Ma la “chiave” di lettura di Echiana reminiscenza risalta quei messaggi che al lettore sprovveduto appaiono nella loro “criptica” dimensione; ma al contrario ne risaltano il vero significato intrinseco. Ritornando ad Eco ed utilizzando il suo concetto di opera aperta è possibile interpretare soggettivamente alcuni termini che ci danno l’esatta conferma del messaggio del testo.

Sistema/corruzione: binomio indissolubile di quello che è stato creato dall’uomo nel sopraffare l’altro uomo. “Scuro” potrebbe corrispondere all’Innominato o al Don Rodrigo di turno (Promessi Sposi).

La citazione:”basta un odore per portarti al passato[…]” ci ricorda lo scrittore francese Proust  nella “à la recherche du temps perdu”. Città di mare: città del sole di Tommaso Campanella. Nella terra di mezzo: “la primavera risveglia sia la natura che gli uomini[…]”, da intendersi come il prologo al Canterbury Tales di Chaucer.

La guida attraverso luoghi angusti e poi celestiali, pieni di simboli ed immagini. Luoghi a volte sconosciuti appartenenti a situazioni reali danno sfogo agli autori di calare la narrazione in momenti e situazioni ignoti ma reali. Messaggi di speranza occultati da ostacoli, catene che pur si spezzano come per magia dando origine a catene sempre più resistenti. Visione di un cosmo apparentemente pessimistica, ma che all’attento lettore appare ottimistica in quanto col sacrificio della vittima avviene il riscatto dalle catene. Tommaso Campanella da buon Platonico avrebbe auspicato ad una realtà, pur se ideale, avente per scopo finale il raggiungimento della felicità della comunità tutta. Buon auspicio, di una catarsi dell’umanità attraverso l’esempio del singolo individuo.

Vincenzo De Falco

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