Perché Thiago non può non essere Thiago

libro

 

È troppo facile scambiare per metafore quelle che metafore non sono.

La metafora vuole evocare caricando l’espressività di ciò che si intende dissimulare, ma il libro di Oliva e Sorrentino non dissimula niente. Questo libro, che si fa leggere di un fiato e che lascia senza fiato, non fa nomi eppure racconta storie precise, non cita eventi eppure rende perfettamente i contesti.

“Mi chiamo Thiago” non vuole essere metafora, Thiago non è un simbolo, i luoghi non sono ambientazione né trasposizione.

“Mi  chiamo Thiago” è un western, con tanto di personaggi che hanno Nomi che Nomi non sono: lo Scuro, il Biondo, la Chica, il Vecchio, il “boss” e via di seguito…  personaggi emblematici, portatori di valori e figli del proprio tempo, non a caso pregni di quelle atmosfere che anche Thiago sembra attraversare, ma a modo suo.

Non occorre cercare di capire, come in un gioco enigmistico, quali volti reali nascondano. Non serve cercare di indovinare cosa ci sia oltre i tratti accennati ed immortalati nei Nomi. Uomini e Caporali aldilà dell’oceano, ma pur sempre stereotipi, non simboli né tantomeno pseudonimi.

“Mi chiamo Thiago” come “Il mio nome è Thiago”. Di nuovo il Biondo, lo Scuro, la Chica… sembrano mancare solo Taco e Sentenza. Come in un western.

E Thiago, come in un western, è solo nel suo duello, chissà se voluto e cercato, contro il Biondo e contro lo Scuro. Non combatterà pistola contro fucile nel selvaggio West o giù di lì, la sua Frontiera è molto più vicina, è la libertà. E in un duello per la libertà non ha senso chiedersi chi vince e chi perde, quel che conta è il coraggio di combattere, ricordando sempre che non sempre chi vince ha ragione.

In questa “breve storia”, quindi, tutto e tutti hanno un Nome che non è Nome, tutto tranne il vero protagonista del libro: il Sistema. Questo Moloch non può chiamarsi altrimenti so non con il proprio nome.

Il Sistema è per sua natura e definizione un insieme di elementi in relazione ed interconnessione che interagisce come un corpo unico, perdendo ogni specificità che lo compone.

Si avverte amarezza nella descrizione del Sistema come “livella” delle eccellenze, come ostile ai cervelli pensanti che vi si approcciano in quanto pericolosi instillatori di spirito critico, come trionfo di eccelse mediocrità,  imperturbabili ipocrisie e solerti opportunismi in contrasto con il resto, con l’umanità che pretende di affermare e confermare sé stessa, e che non ha altra scelta che soccombere fagocitata dal Moloch o scappare a respirare aria meno mefitica e a riveder le stelle.

Amarezza ma non rassegnazione. A leggerlo senza pre-concetti né pre-giudizi, ad affrontarlo senza la pretesa di rintracciare biografie più o meno note, questo libro non è un attacco al Sistema, questo libro non ha il livore della sconfitta, è invece una raccomandazione, un’amorevole monito a non tener troppo bassa la guardia: come in ogni organismo complesso, anche il Sistema si plasma a immagine e somiglianza di chi ne detiene il controllo. E chi è disposto a sacrificare Chica e Platone per esso non può accettare di vederlo nelle mani sbagliate. A costo di chiamarsi fuori e di cercare alleati per riconquistare la Frontiera, per dar fiato alla speranza.

E nella scrittura il Giovane e l’Adulto si danno man forte, con il primo che riflette su sé stesso e il mondo (vissuto e da vivere) e il secondo che racconta ciò che e stato e conduce il lettore nel percorso (sarebbe banale chiamarlo viaggio, non c’è un luogo di prima e un luogo di dopo, ci sono posti che si sommano)verso ciò che non può non essere, per tutti quelli che sono Thiago, per tutti quelli che saranno Thiago.

Perché Thiago non può non essere Thiago.

Poderosa

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